Musei in 5 opere:
Musée des beaux-arts Montréal

by Cristian Camanzi

Nuovo appuntamento per la rubrica con la quale vi portiamo alla scoperta dei musei nel mondo. Un po’ quello che vi aspetta scaricando la nostra app QuickMuseum, che trovate disponibile gratis sia per dispositivi Apple che per Android. Grazie alle sue mappe, alle audioguide, ai giochi e ai percorsi personalizzati potrete esplorare le splendide collezioni dei più importanti musei d’Europa, ma non solo. Abbiamo aggiunto anche alcune realtà museali più piccole, ma che riguardano la nostra regione, l’Emilia Romagna.

Oggi siamo in Canada, più precisamente a Montréal all’interno del Musée des beaux-arts. Il Musée des beaux-arts di Montréal è una delle più importanti collezioni di pittura canadese ed europea del paese. L’eccellente esposizione di arte francese riflette la posizione di Montréal quale maggiore città di lingua francese del Canada.

Ecco 5 cose da non perdere, se visitate il Musée des beaux-arts di Montréal

Pieter Bruegel il Giovane, ritorno dalla locanda, 1620 c.

La morte di Pieter Bruegel il Vecchio non interruppe il legame della famiglia con la pittura, i suoi figli Pieter e Jan si dedicarono alla professione con uguale successo. Pieter il Giovane è specializzato in soggetti ispirati alle scene contadine del padre, ancora in voga a più di cinquant’anni dalla loro creazione. In questo dipinto si contrappone l’atmosfera pacifica evocata sullo sfondo dalla chiesa, dai paesani intenti ai loro affari e dagli uccelli che beccano nella neve, con i litigi degli ubriachi davanti alla locanda e i rimproveri della donna che riporta a casa il marito.

Nicolas Poussin, paesaggio con uomo spaventato da un serpente, 1633-1635

Apprezzato per la sua fine erudizione e le composizioni classiche intrise di solennità, Poussin è considerato una figura di spicco nella storia dell’arte europea. Realizzata alla fine degli anni Trenta del Seicento a Roma, quest’opera era destinata all’amico Cassiano dal Pozzo. In questo dipinto l’artista adatta la tradizione paesaggistica del Rinascimento veneziano all’evocazione di sentimenti e idee. Sullo sfondo di un paesaggio idilliaco ispirato alla campagna romana, un uomo terrorizzato viene inseguito da un serpente pronto a morderlo, mentre né la donna né il pescatore lì vicino gli prestano alcuna attenzione. Il dipinto evoca così due temi cari al pittore: i capricci della fortuna e le passioni dell’anima, che vanno dal terrore alla calma stoica.

Rembrandt, ritratto di giovane donna, 1665 c.

Rembrandt è noto per essere uno dei più grandi ritrattisti. L’abilità tecnica nella rappresentazione naturalistica dei suoi soggetti era pari alla sua profonda esplorazione dei tipi psicologici. Al termine della sua lunga e produttiva carriera, riuscì a ottenere questi risultati con mezzi notevolmente limitati e controllati. Questo ritratto, eseguito negli ultimi anni di vita dell’artista, fornisce un esempio. Limitata a una ricca gamma di neri, tonalità color carne applicate in modo approssimativo e ruvidi tratti di bianco, la luce è attentamente manipolata nello spazio indefinito in modo che il volto emerga da un’atmosfera oscura e avvolgente, che contribuisce all’atmosfera introspettiva.

Alfred Sisley, autunno: rive della Senna vicino a Bougival, 1873

Dopo essersi formato in affari a Londra, Alfred Sisley torna a Parigi, sua città natale, per dedicarsi alla pittura. Fu ammesso alla Scuola di Belle Arti e divenne presto amico del gruppo di artisti che sarebbero stati all’origine del movimento impressionista. Gli impressionisti, che cercavano di rendere gli effetti fugaci della luce sul paesaggio, lavoravano con pennellate piccole e rapide, privilegiando l’impressione piuttosto che l’esatta rappresentazione della natura. Questo dipinto fu esposto nel 1874 durante la prima mostra del gruppo presso la galleria del fotografo francese Nadar.

della luce. La cornice del dipinto è popolata da figure di fanciulle e motivi fitomorfi, che insieme alle figure al centro del quadro esprimono l’“infinita illuminazione dell’universo” (Runge).

Giambattista Tiepolo, Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle, 1725-26

Il dipinto rappresenta un episodio narrato da Plinio il Vecchio nella sua opera Naturalis historia, scritta nel 77 d.C. Raffigura Apelle, che per le sue qualità artistiche era il pittore prediletto di Alessandro Magno, mentre ritrae la preferita tra le sue concubine, Campaspe. L’artista si innamorò di lei durante l’esecuzione dell’opera. Per questo, quale forma di ringraziamento dei suoi servizi, la giovane donna verrà poi donata dal re all’artista.

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