Musei in 5 opere:
Kunsthalle Amburgo

by Cristian Camanzi

Nuovo appuntamento per la rubrica con la quale vi portiamo alla scoperta dei musei nel mondo. Un po’ quello che vi aspetta scaricando la nostra app QuickMuseum, che trovate disponibile gratis sia per dispositivi Apple che per Android. Grazie alle sue mappe, alle audioguide, ai giochi e ai percorsi personalizzati potrete esplorare le splendide collezioni dei più importanti musei d’Europa, ma non solo. Abbiamo aggiunto anche alcune realtà museali più piccole, ma che riguardano la nostra regione, l’Emilia Romagna.

Oggi siamo in Germania, più precisamente ad Amburgo all’interno della Kunsthalle. La Kunsthalle è un importante museo di Amburgo che ospita una ricca collezione di opere d’arte antiche, moderne e contemporanee. L’edificio è composto da tre corpi di fabbrica uniti tra di loro. La superficie totale si aggira attorno ai 13.000 metri quadrati. Punto focale della collezione è il diciannovesimo secolo con le celebri opere di Caspar David Friedrich. Oltre a ciò, il museo dispone di sezioni dedicate ai cosiddetti “antichi maestri” e all’arte moderna. Alla sezione contemporanea è dedicato un proprio edificio, progettato da Oswald Mathias Ungers.

Ecco 5 cose da non perdere, se visitate la Kunsthalle di Amburgo

Caspar David Friedrich, il naufragio della speranza, 1824

In opere come questa emerge una natura spirituale del paesaggio, interpretato nei suoi aspetti più malinconici. Friedrich molto spesso dipinge solitarie distese d’acqua o montagne, paesaggi innevati immersi in una luce strana e un po’ inquietante. Il pittore in effetti era molto interessato agli effetti di luce e alle stagioni. I suoi paesaggi insieme realistici e simbolici, incarnano lo spirito romantico e hanno una loro irripetibile unicità.

Caspar David Friedrich, viaggiatore sopra il mare di nebbia, 1817-18

In quest’opera straordinaria i fondamenti dell’estetica romantica del paesaggio prendono corpo come in uno specchio concavo. In primo piano si staglia lo scuro profilo di uno spuntone di roccia, dal quale un viaggiatore, ritratto di spalle, scruta le cime e le catene montuose in lontananza, al di sopra della coltre di nebbia che si innalza dalla valle costellata da brulli e isolati picchi di pietra. La misteriosa figura è avvolta in un soprabito verde scuro e nella mano destra, appoggiata al fianco, stringe un bastone da passeggio.

Carl Gustav Carus, monumento a Goethe, 1832

Nel dipinto che vedete qui Carus realizza un monumento ideale a Goethe. Il poeta che ha indagato con tutte le sue forze il mistero del mondo, dell’umanità e del loro rapporto si trasforma nel simbolo dell’eroe romantico e solitario. Per il nostalgico e dolente osservatore, la tomba immaginaria di Goethe diventa un luogo di pellegrinaggio. Una sorta di altare o di sancta sanctorum del pensiero romantico.

Philipp Otto Runge, mattino, 1808

Al centro del Piccolo mattino si erge una figura femminile, nuda, interpretabile come Aurora, Venere o Maria, o forse come allegoria delle forze naturali che aspirano alla luce. La figura si innalza sulla distesa del mare, che si apre oltre una pianura fiorita, delimitata da una serie di cespugli. Sulla sua mano destra si apre un grande giglio, su cui siedono due bambini abbracciati; sopra di loro sono visibili una stella e tre teste di cherubini. Il bambino che giace a terra in primissimo piano può essere considerato l’incarnazione perfetta della luce. La cornice del dipinto è popolata da figure di fanciulle e motivi fitomorfi, che insieme alle figure al centro del quadro esprimono l’“infinita illuminazione dell’universo” (Runge).

Edward Burne-Jones, giardino delle Esperidi, 1870c

Nella mitologia greca, le Esperidi sono ninfe che vivono in un bellissimo giardino, situato sui Monti Arcadi (Grecia) o, in alternativa, all’estremità occidentale del Mediterraneo, vicino al Monte Atlante (per questo sono talvolta considerate figlie di Atlante). In questo giardino cresce l’albero dalle mele d’oro che Gaia aveva regalato ad Era in occasione delle sue nozze con Zeus. Questo giardino è custodito da Ladone, un drago dalle cento teste. L’unico che riuscì a procurarsi alcune mele fu Ercole completando l’undicesima delle sue dodici fatiche.

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