Musei in 5 opere:
Ermitage San Pietroburgo

by Cristian Camanzi

Nuovo appuntamento per la rubrica con la quale vi portiamo alla scoperta dei musei nel mondo. Un po’ quello che vi aspetta scaricando la nostra app QuickMuseum, che trovate disponibile gratis sia per dispositivi Apple che per Android. Grazie alle sue mappe, alle audioguide, ai giochi e ai percorsi personalizzati potrete esplorare le splendide collezioni dei più importanti musei d’Europa, ma non solo. Abbiamo aggiunto anche alcune realtà museali più piccole, ma che riguardano la nostra regione, l’Emilia Romagna.

Oggi siamo in Russia, più precisamente a San Pietroburgo all’interno dell’Ermitage. L’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia, è un luogo ormai diventato mito. Registi, scrittori e artisti sono stati ispirati da questa storica istituzione. Sicuramente possiamo dire che è uno dei più grandi museo del mondo. Al suo interno ha collezioni stupefacenti, sia in termini di qualità, sia in termini di quantità.

Ecco 5 cose da non perdere, se visitate l’Ermitage di San Pietroburgo

El Greco, Santi Pietro e Paolo, 1587-1592

El Greco dipinse varie coppie di santi a partire dal 1590. A sinistra c’è l’apostolo Pietro, che per tre volte ha negato di conoscere Cristo, dopo il suo arresto. Il suo aspetto trasmette dolore e incertezza, mentre il suo sguardo e il suo gesto hanno un senso di pentimento e supplica. Il magistrale apostolo Paolo, che come è noto fu in origine uno zelante persecutore dei cristiani, si mostra pieno di ardore spirituale nella sua affermazione della verità. È possibile che nel suo aspetto l’artista abbia catturato i propri lineamenti. I colori intensi dei mantelli, la cui energia sottolinea i contrasti barocchi di luce e ombra, non impediscono a El Greco di creare una composizione equilibrata. La delicata pittura delle mani e dei volti, pongono l’attenzione sull’umanità di Pietro e Paolo. Mentre le fogge degli abiti, eseguite liberamente, danno il senso della grandezza del ministero degli apostoli.

Pieter Paul Rubens, Festa in casa di Simone il fariseo, 1618-1620

Rubens concepisce il dipinto come un drammatico conflitto tra i farisei e Gesù. Il mondo dei valori materiali e del dogmatismo religioso dei farisei si oppone al mondo cristiano delle idee sublimi e degli atti nobili, un mondo di simpatia, carità e bontà. Certi della giustizia e della moralità della sua posizione, Gesù e i suoi discepoli, nell’accogliere le parole del loro maestro, si oppongono ai farisei, sui cui volti si legge mancanza di comprensione, fastidio e persino ira. Il contrasto tra due approcci alla vita totalmente opposti è enfatizzato dalla struttura del dipinto e dalla disposizione del colore, alla base della quale sta il principio del contrasto dinamico. Il lato sinistro della composizione, occupato da Simone il fariseo, è pieno di movimenti vorticosi ed è scandito dal ritmo irregolare di piccole forme spezzate. Il lato destro, dominato dalla figura di Gesù, è composto da linee calme e ampie zone di colore.

Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo, 1663-1669

L‘ultima parola di Rembrandt, come artista, è concretizzata nel monumentale dipinto del Ritorno del figliol prodigo. Morirà infatti lo stesso anno, il 4 ottobre 1669. Qui il pittore interpreta l’idea cristiana di misericordia con una straordinaria solennità, come se fosse il suo testamento spirituale al mondo. L’opera supera le creazioni di tutti gli altri artisti barocchi nell’evocazione dello stato d’animo religioso e della misericordia umana. Il forte realismo di Rembrandt non è diminuito con l’anzianità. Tutt’altro, è aumentato dall’intuizione psicologica e dalla consapevolezza spirituale. L’illuminazione e la colorazione espressive e la magica suggestione della sua tecnica, insieme alla semplicità dell’ambientazione, ci aiutano a percepire tutto l’impatto emotivo dell’evento.

Antonio Canova, Le tre grazie, 1812

Opera tarda di Antonio Canova, il gruppo scultoreo delle tre Grazie è stato prodotto in un momento in cui l’artista era così famoso che il pubblico attendeva con impazienza ogni nuova opera. Fedele all’ideale neoclassico, Canova incarnava le sue percezioni della bellezza nella forma delle antiche divinità che si diceva personificassero il fascino femminile. I contemporanei hanno elogiato l’opera per il suo nuovo approccio all’argomento. A differenza delle composizioni che derivano dall’antichità classica, dove le figure esterne si girano verso lo spettatore e la figura centrale abbraccia le sue amiche dandoci le spalle, le Grazie di Canova stanno una accanto all’altra, tutte di fronte all’altra.

La danse, Henri Matisse, 1909-1910

Tre colori, tre elementi: uomo, cielo e terra. Le fonti di quest’opera si trovano nelle danze popolari che ancora oggi conservano qualcosa della natura rituale dei tempi antichi. La frenesia del baccanale pagano è perfettamente incarnata nel potente e sbalorditivo accordo di colori e forme. Matisse qui ha saputo cogliere il senso inconscio di coinvolgimento dell’uomo nei ritmi della natura e del cosmo. Guardando con attenzione il dipinto sentiamo un potente ritmo che consuma tutto, una forza vitale e selvaggia, ma allo stesso tempo percepiamo l’equilibrio. Un equilibrio, forse perduto per sempre, tra l’uomo e il cosmo.

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