Aphel alla Città della Scienza di Napoli: quando i robot diventano guide museali permanenti
by Cristian Camanzi

by Cristian Camanzi
A gennaio 2026 la Città della Scienza di Napoli ha introdotto una novità destinata a far discutere il settore culturale: tre robot umanoidi, chiamati Aphel, sono entrati stabilmente nello staff del Museo Corporea. Sviluppati da Predict S.p.A. e sostenuti dalla Regione Campania, questi assistenti intelligenti rappresentano il primo caso in Italia di robot-guida impiegati in modo permanente all’interno di un museo.
Non si tratta di una semplice dimostrazione tecnologica o di un’installazione temporanea. Aphel è stato progettato per svolgere quotidianamente attività di accoglienza e mediazione culturale, accompagnando i visitatori in un’esperienza interattiva e personalizzata.
Ogni robot è collocato su uno dei tre piani del Museo Corporea, il primo museo interattivo in Europa interamente dedicato al corpo umano. Grazie a sistemi avanzati di visione artificiale e intelligenza artificiale, Aphel è in grado di: riconoscere le espressioni facciali; comprendere e parlare in più lingue; proporre percorsi di visita personalizzati; adattare il proprio comportamento al pubblico; ricordare i volti e le interazioni precedenti.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante. Un visitatore che torna dopo settimane può essere riconosciuto e accolto in modo coerente con la visita precedente, creando una relazione continuativa che avvicina il museo alle logiche delle esperienze digitali personalizzate.
L’introduzione di robot-guida solleva una domanda cruciale: può una macchina sostituire la relazione umana che sta al centro dell’esperienza museale? La questione va osservata con attenzione. Il valore di Aphel non consiste nel rimpiazzare guide, educatori o operatori culturali, ma nell’ampliare le possibilità di interazione con il pubblico. Un robot può garantire continuità di servizio, supporto multilingue immediato e un elevato livello di personalizzazione. Tuttavia, la capacità di interpretare il contesto, modulare il racconto e costruire un dialogo autentico resta un tratto profondamente umano. La prospettiva più realistica è quindi quella di una collaborazione tra professionisti della cultura e strumenti intelligenti, in cui la tecnologia potenzia l’esperienza senza impoverirne la dimensione relazionale.

L’arrivo di Aphel rappresenta un passaggio significativo per il settore culturale italiano. Se fino a pochi anni fa robotica e musei sembravano ambiti distanti, oggi la convergenza tra intelligenza artificiale, automazione e patrimonio culturale apre scenari concreti. Le applicazioni possibili sono numerose: assistenza ai visitatori internazionali; percorsi accessibili e adattivi; supporto durante eventi e mostre temporanee; raccolta di dati sui comportamenti del pubblico; esperienze educative altamente interattive. Come ogni innovazione, anche questa richiede una valutazione critica. La tecnologia può migliorare l’accessibilità e l’efficienza, ma deve essere progettata nel rispetto della privacy e degli obiettivi culturali dell’istituzione.
In ARTernative osserviamo con grande interesse l’ingresso della robotica nei luoghi della cultura. Il caso di Aphel dimostra che il museo del futuro sarà sempre più capace di combinare contenuti scientifici, intelligenza artificiale e interazione personalizzata. La domanda non è se utilizzare queste tecnologie, ma come farlo in modo strategico e coerente con la missione del museo. Un robot-guida può diventare uno strumento prezioso solo quando è inserito in un progetto culturale solido, capace di mettere al centro il visitatore e il valore del patrimonio.
L’esperienza della Città della Scienza di Napoli segna un punto di svolta. Per la prima volta in Italia, un museo integra stabilmente robot umanoidi nel proprio modello di accoglienza, trasformando la sperimentazione in una pratica quotidiana. Aphel non rappresenta soltanto un’innovazione tecnologica, ma un esempio concreto di come i musei possano evolvere in ambienti sempre più inclusivi, interattivi e personalizzati. E, come spesso accade, la vera innovazione non consiste nella tecnologia in sé, ma nella capacità di usarla per creare nuove forme di conoscenza e di relazione con il pubblico.
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A presto!