Ecco perché il Louvre ha fatto bene a giocare con la Gioconda

by Cristian Camanzi

A volte capita che persino il calcio si intrecci con l’arte, specialmente se parliamo di un’icona pop come la Gioconda. Lo spunto per questo post ce lo dà un tweet realizzato dal profilo ufficiale del Louvre. Il celebre museo ha voluto omaggiare la vittoria della nazionale francese ai mondiali “giocando” con la Gioconda che si è ritrovata a indossare la maglia dei calciatori francesi. Ovviamente un tweet del genere non poteva che creare un gran scompiglio sui social, tanto che la notizia è stata anche diffusa da alcune testate giornalistiche. I commenti si sono sprecati e, come spesso capita sui social, hanno dato libero sfogo a offese, inesattezze, assurdità e chi più ne ha più ne metta.

In fondo noi italiani quando si parla di calcio ci “accendiamo” subito. Ed è vero che in effetti il Louvre avrebbe potuto scegliere una qualsiasi delle sue opere il cui autore però fosse francese e non un celebre italiano come Leonardo. Ad esempio La libertà che guida il popolo di Delacroix (vestita anch’essa, ma successivamente, con la maglia dei “Galletti”). Quella sulla “nazionalità” di un’opera appare tuttavia una polemica sterile, visto che l’arte è un patrimonio universale, che va oltre oltre ogni campanilismo.

Inoltre ne approfittiamo per precisare, semmai ce ne fosse bisogno, che la Gioconda sta al Louvre legittimamente, perché fu venduta da Leonardo da Vinci al re Francesco I. Quindi sta bene dove sta.

Ma al di là di tutte le polemiche e di tutte le considerazioni, noi di Arternative ammiriamo molto quello che ha fatto il Louvre pubblicando quell’immagine. Crediamo fermamente che l’arte sia viva, che ci circondi e che per rimanere vicino a noi vada vissuta appieno. L’arte deve uscire dai musei, deve scendere dal piedistallo sul quale molti cercano di tenerla. E quindi ci è piaciuto che il Louvre abbia scelto di giocare con una delle sue icone, facendolo anche nel modo giusto. Ovvero sui social. Conferma una tendenza che noi auspichiamo si diffonda sempre di più tra le istituzioni museali. Ormai molti grandi musei hanno capito l’importanza dei social, della comunicazione attraverso di essi, per diffondere l’arte. Anche con un pizzico d’ironia che non guasta.

Una buona divulgazione dell’arte non deve arroccarsi solo ai testi scientifici e di storia dell’arte che, pur essendo fondamentali, ma non sono la sola strada. Una buona divulgazione può comprendere per un museo anche un’app semplice, divertente, con contenuti alla portata di tutti. Proprio come stiamo facendo con Quick Museum.

Certo resta il dispiacere per la vittoria francese ai mondiali, ma questa è un’altra storia, che non c’entra niente con l’arte!

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