Musei in 5 opere:
Palazzo Pitti

by Cristian Camanzi

Nuovo appuntamento per la rubrica con la quale vi facciamo visitare i musei più belli, in Italia e nel mondo. Oggi siamo a Palazzo Pitti, museo fiorentino che deriva il suo nome, curiosamente conservato nonostante il grandioso destino di reggia dei granduchi di Toscana, da Luca Pitti, commerciante fiorentino che fece costruire la prima versione del palazzo. La costruzione originaria si è sviluppata nel corso dei secoli per soddisfare le esigenze di prestigio e di gusto delle tre dinastie regnanti. I Medici che l’acquistarono nel 1549. Gli Asburgo-Lorena che vi succedettero fino al 1859. I Savoia che come regnanti d’Italia lo ebbero tra i beni della corona finché non lo donarono allo Stato italiano nel 1919. Da allora Palazzo Pitti è diventato la sede di tre musei. Il museo degli Argenti, la Galleria Palatina e la Galleria d’arte moderna.

Giorgione, la lezione di canto (o le tre età dell’uomo)

Tre personaggi riuniti attorno a uno spartito. Forse rappresentano le tre età dell’uomo. Un capolavoro straordinario, consumato da vecchie puliture, ma ancora magistrale nello stile e commovente nell’umanità delle tre figure. La critica, dopo aver attribuito l’opera a Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto, sembra ormai concorde nell’identificare Giorgione come autore.

Raffaello Sanzio, Madonna del Granduca

La Madonna del Granduca è una delle opere simbolo di Palazzo Pitti, entrata nelle collezioni per esplicita volontà di Ferdinando III il quale, pur in esilio a Vienna, ne ordinò l’acquisto nel 1799. La splendida Madonna è in piedi a tre quarti di figura, tiene in braccio Gesù Bambino e si staglia contro un compatto fondo nero.

Tiziano Vecellio, ritratto di Ippolito de’ Medici

Principe colto e raffinato mecenate, Ippolito morì improvvisamente, si sospettò il veleno, nel 1535, nel palazzo della donna amata, Giulia Gonzaga. Questo ritratto fu commissionato dallo stesso Ippolito mentre si trovava al ritorno da una spedizione vittoriosa contro i turchi in Ungheria. Indossa infatti il costume all’ungaresca che copre la corazza, e tiene nella mano destra una mazza ferrata e nella sinistra una spada. Il cappello è adorno di tre piume fissate con un fermaglio decorato con una stella cometa e con un motto allusivo al suo amore per Giulia Gonzaga.

Caravaggio, Amore dormiente

L’eccezionalità di quest’opera, riconosciuta fin dalle fonti contemporanee, consiste non solo nel soggetto, che raffigura Cupido addormentato, ma soprattutto nell’elaborata esecuzione pittorica. Caravaggio trasforma il simbolo classico della bellezza e della grazia in un’immagine impietosamente realistica. Tutto sottolineato da un gioco magistrale di luci e ombre.

Peter Paul Rubens, le conseguenze della guerra

L’opera racchiude un’allegoria della guerra dei trent’anni scoppiata nel 1618, che all’epoca del dipinto dilaniava l’Europa. Marte, dio della guerra, è strappato dalle braccia di Venere e trascinato dalle Furie. Calpesta e travolge le Arti, mentre la figura tragica dell’Europa alza disperata le braccia al cielo. L’enfasi barocca del dipinto colpisce con efficacia immediata i sensi dello spettatore.

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