Arte & Startup: l’arte contemporanea è facile con le lezioni del “Club dell’ornitorinco”

by Marco Lovisco

Vi è mai capitato, di fronte ad un’opera d’arte contemporanea, di porvi un mucchio di domande senza trovare risposta? Non preoccupatevi, non siete i soli! Proprio per questo è nato “Il Club dell’Ornitorinco”, una piattaforma di corsi online per scoprire l’arte contemporanea, in cui in vere e proprie classi virtuali live, gli utenti vengono condotti alla scoperta di artisti opere e movimenti artistici, a partire dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni.

Ad avere questa idea sono stati 4 professionisti under 30, guide della Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Sono Giulio, Enrico, Tullia e Silvia, che hanno trovato un modo nuovo per raccontare l’arte con chiarezza e semplicità, puntando ad esplorare in profondità il perché e il percome un aritsta abbia scelto una particolare forma espressiva.

Iscriversi ai corsi è semplice, basta registrarsi, acquistare dei crediti e scegliere la data e l’ora della lezione che si intende seguire. I corsi infatti sono tutti in diretta, per permettere un confronto in tempo reale tra docente e spettatore.

Abbiamo intervistato Giulio, responsabile comunicazione del progetto per parlare con lui di questa idea e di cosa significhi divulgare l’arte online.

1. Come nasce “Il Club dell’Ornitorinco”?

Tutto è nato mentre eravamo studenti all’università grazie a un corso di didattica museale organizzato e promosso dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Durante le visite alla Guggenheim abbiamo notato che molti visitatori volevano approfondire la conoscenza delle opere e dei loro autori, ma era difficile soddisfare la loro curiosità nel tempo ristretto di una visita. Per rispondere a questa esigenza abbiamo pensato di ideare dei corsi online attraverso i quali approfondire la conoscenza dell’arte contemporanea, dalle Avanguardie storiche fino ai giorni nostri.

2. Vi occupate anche degli artisti del momento?

Parlare della stretta attualità non è facile perché manca uno sguardo retrospettivo. Poi dipende da caso a caso, Christian Boltanski o Daniel Buren, giusto per fare due esempi, sono artisti ancora attivi ma che hanno una lunga carriera alle spalle. Damien Hirst o Maurizio Cattelan, sono invece artisti più vicini al nostro presente. Un modo prudente per approcciare la stretta contemporaneità, è quello di mettere le opere di oggi in relazione con il passato recente per evidenziarne analogie e differenze. Ci siamo cimentati in un esercizio di questo tipo con un articolo su David Hockney. (https://www.ilclubdellornitorinco.it/van-gogh-attraverso-gli-occhiali-di-david-hockney/).

3. Secondo voi l’arte contemporanea è alla portata di tutti o è troppo concettuale?

Per certi versi l’arte è sempre stata concettuale, nel senso che è ed è sempre stata un prodotto del pensiero. La differenza rispetto al passato, forse, è che a partire da inizio novecento si sono moltiplicate le tecniche e le possibilità espressive. Nel passato l’arte era qualcosa di molto preciso e ben codificato. Oggi quei limiti, quei confini, non esistono più.

Venendo alla domanda, sicuramente l’arte è per tutti ma è necessario essere curiosi e avere voglia di approfondire. Naturalmente un background culturale fa sempre comodo, ma questo non esclude di poter imparare anche senza aver per forza studiato storia dell’arte. La visita al museo è sicuramente il miglior modo per iniziare, si prende dimestichezza con un ambiente e con le opere. Poi naturalmente bisogna dotarsi di pazienza e di buona volontà. Trovare una guida, qualcuno che ti insegni a vedere e a porti le giuste domande è sicuramente un ottimo investimento.

Detto questo, non è mai tardi per iniziare e non si è mai finito di imparare.

4. Voi fate corsi e-learning sull’arte contemporanea. La domanda più frequente che vi viene fatta?

Ti rispondo pensando al pubblico che visita con noi la Collezione Peggy Guggenheim. La domanda che più frequentemente ci viene posta riguarda la ragione per cui nelle opere di artisti come Picasso, Kandinskij, Mondrian o Pollock l’arte non ha più alcuna somiglianza con la realtà. Molte persone vedono nello stile di questi artisti molta arbitrarietà e non ne capiscono il motivo. E’ una domanda legittima, spontanea e fondamentale. Da qui parte tutto.

5. Come è composto il pubblico de “Il Club dell’Ornitorinco”?

Puntiamo su una fascia di età abbastanza giovane, tra i 20 e i 40, perché sono le persone che hanno più dimestichezza con la formazione online. Non c’è però un vero e proprio limite di età: l’importante è essere curiosi e avere voglia di imparare.

6. La cosa più difficile nel divulgare l’arte?

La cosa più difficile è superare certi pregiudizi che ci sono nei confronti dell’arte contemporanea. Certi impressioni, non per forza sbagliate, magari approssimative, come l’idea che l’artista sia un “genio” e che si “esprima” attraverso l’arte. Sono residui romantici a volte alimentati da biografie avventurose e sopra le righe. Fuori dalla biografia però restano le opere che parlano sempre di grande serietà e molto lavoro.

7. Si può giocare con l’arte? O si rischia così di banalizzarla?

In effetti questo rischio c’è, ma questo non significa che il gioco come strumento divulgativo sia una brutta cosa. Se il gioco aiuta a comprendere meglio l’arte, come si fa a volte con i bambini, va benissimo. Se invece il gioco è fine a se stesso, può incorrere nel rischio di banalizzare l’arte.

8. È difficile creare una startup nel mondo dell’arte e dei musei?

È difficile ma bisogna farlo. Usare la tecnologia per divulgare l’arte è obbligatorio visto che c’è una generazione che è cresciuta con lo smartphone in mano.

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9. Qual è stata finora la più grande soddisfazione?

È stato molto bello ricevere i feedback delle persone che hanno provato i nostri corsi online. Per noi sicuramente è questa la soddisfazione più grande.

10. Qual è il vostro prossimo obiettivo?

Puntiamo ad aumentare il numero di corsi. Stiamo inoltre cercando collaborazioni con associazioni, enti e musei per occuparci di didattica con il supporto delle istituzioni

 

Non gli abbiamo chiesto il perché del nome  “Il Club dell’Ornitorinco”, ma la risposta la trovate sul loro sito: www.ilclubdellornitorinco.it. Andate a trovarli!

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